L’Associazione Nazionale Volontarie Telefono Rosa, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) ha proposto il progetto “Le donne: un filo che unisce mondi e culture diverse”, subito accolto dall’Istituto Benedetto Radice di Bronte.

Serie di incontri volti a parlare di problemi attuali, che scuotono e si verificano quotidianamente nella vita di tante, troppe ragazze. Dalla violenza sulla donna (di ogni forma, e tipo) passando per la violenza e la discriminazione, terminando con una disertazione su bullismo e cyber bullismo e revenge porn, abuso basato sulla circolazione di immagini a sfondo sessuale senza il consenso della vittima.

studio ostetrico ginecologico sabrina schilirò

Al progetto hanno partecipato gli studenti del “Benedetto Radice” di Bronte che hanno presentato due video, di cui uno “Le matite spezzate colorano ancora” premiato con il secondo posto nella categoria violenza sulle donne”.

Un risultato eccellente, lavoro ben curato e presentato dai ragazzi che hanno raccontato in maniera struggente e commovente l’atto vile della violenza fisica, la vita di una giovane donna improvvisamente spezzata come una matita, che però colora e scrive ancora.

“Le matite spezzate colorano ancora”

Questa è una storia in cui la protagonista può essere chiunque tra noi, ma io spero che dietro questo chiunque non possa più esserci nessuno, perché nessuno merita di morire per mano altrui, vittima di gelosia, ossessione o semplicemente paura.

Ero una matita pronta a scrivere pagine di vita ma mi hanno spezzata, ho perso la mia vita per sempre ma la mia matita spezzata colora ancora e scriverà per sempre. Stavo andando a scuola come ogni giorno, immersa nei miei pensieri, lo zaino sulle spalle, in una mano le figurine quelle che avrei scambiato con le mie compagnette, nell’altra i soldi per comprare una matita colorata e profumata, di quelle che ormai hanno tutti. Saltellavo tra una mattonella e l’altra, a testa bassa, concentrandomi per non toccare il bordo. Improvvisamente sentii suonare un clacson, chi poteva mai essere? Oh, mio cugino, quante risate ci eravamo fatti insieme, giocando a Monopoli durante le feste; abbassò il finestrino e gentilmente si offrii di accompagnarmi a scuola. -Sta per avvicinarsi il periodo natalizio, cosa desideri per Natale? – mi chiese con voce affettuosa- non mi diede neanche il tempo di rispondere ed esclamò – magari una matita profumata, tieni ne ho una per te. Attratta ed entusiasta afferrai la matita e senza neanche rendermi conto mi ritrovai seduta in macchina. Ma lui improvvisamente cambiò strada, inizialmente non prestai neppure attenzione al tragitto, mi fidavo di lui. Guardai l’orologio, si era fatto tardi, iniziai ad agitarmi e lo pregai affinché mi riaccompagnasse. Cercava di rassicurarmi parlandomi di regali, ma il suo sguardo era insistente e le sue mani frenetiche sul volante. Iniziai ad avere paura. Si diresse verso la campagna di famiglia, dove eravamo soliti festeggiare i compleanni, tutti insieme, dove ci rincorrevamo tirandoci i palloncini d’acqua. La paura in me cresceva, iniziai a tremare, non riuscivo più a parlare, lui cercò di approfittarsi di quel momento di impotenza, tentò di mettermi le mani addosso, mi opposi, cercai di scappare da quello scenario tremendo, non ci riuscii, ero in trappola, in balia di una violenza insensata. Urlai e urlai con tutto il fiato che avevo. -Perché mi stava succedendo tutto questo! -. Le sue mani attorno al collo mi tolsero il respiro, la mia voce si perse tra le sue dita robuste, davanti ai miei occhi la matita profumata. Ero una matita pronta a scrivere pagine di vita ma mi hanno spezzata, ho perso la mia vita per sempre ma la mia matita spezzata colora ancora e scriverà per sempre”

(si ringrazia il Telefono Rosa di Bronte per aver fornito la parte testuale del video)

Antonio Capizzi