Il Blasco nazionale torna con una ballata autoreferenziale che non fa i conti con la sua statura d’autore

Il 2021 si apre col nuovo singolo di Vasco Rossi. S’intitola Una canzone d’amore buttata via e il modo migliore per inquadrarlo è partire da coloro che sono indicati quali co-autori assieme al rocker di Zocca, ovvero Saverio Grandi e Saverio Principini: si tratta di due affermati professionisti che, oltre a essere partner in crime di Rossi da tempo, molto hanno influito sugli esiti del pop italiano ad alta esposizione radiofonica (anche oltre i confini del Belpaese) degli ultimi due decenni, vedi alla voce Ramazzotti, Pausini, Ruggeri eccetera.

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Detto ciò, appariranno chiari natura e obiettivi di questa ballata prevedibile e grossolana, nonché il suo ricorso – su misura del cliente – ad un ampio dispiego di cliché rock pescati da una qualche lussuosa pattumiera anni ’90, coretti sanremesi e assolo carburato a Viagra compresi. È un pezzo insomma del tutto funzionale alla strategia di lungo respiro (o, se preferite, all’accanimento terapeutico) che da anni ormai tiene in vita la fortunata carriera artistica del Vasco nazional(popolar)e. E pazienza se di fronte a questo spaghetti-power pop così didascalico da sfiorare il caricaturale, la speranza già flebile di un Vasco capace di fare davvero e finalmente i conti con la propria statura di autore si riduce ad appena un lumicino. O anche meno.