Alla fine ha vinto Carmen Pierri, e ha vinto il suo coach Gigi D’Alessio, che ha ritirato il premio al posto della sedicenne che, per problemi di orario in quanto minorenne, non si è potuta togliere la soddisfazione di conquistare la vittoria sul palco dove è stata per molte settimane. Finale assai curioso per una serata infinita, conclusa all’1 e quindici del mattino.
La finale di The Voice of Italy non è stata, comunque, travolgente, come in fondo forse non lo è stata l’intera edizione, che dal punto di vista musicale non è decollata mai.

Tra i concorrenti non ci sono state personalità artistiche in grado di scaldare i cuori dei fans, e per quello che riguarda le voci non ce ne sono state nemmeno di talmente spettacolari da meritare una particolare attenzione. A reggere l’intera struttura sono i personaggi che Rai 2 è riuscita a mettere insieme, una compagnia quantomai singolare, quattro “coach” molto diversi l’uno dall’altro, alcuni interessanti per la loro storia e la loro preparazione, altri per il loro successo, altri perché avrebbero fatto parlare di sè.

{}

Ma, sovvertendo i pronostici dei pessimisti, i quattro “allenatori” e la conduttrice sono riusciti a tenere il programma in alto, ad essere loro e non le voci il motivo primario per vedere la trasmissione. Morgan ha fatto il suo, con scelte creative, spiegazioni e racconti, tutta la serie delle sue “specialità”, compresa qualche scelta musicale originale e curiosa con la quale mettere sotto pressione i suoi concorrenti e un po’ di pepe nel programma. D’Alessio ha vinto il premio simpatia, ma era prevedibile, e si è tolto la soddisfazione di dimostrare di essere non solo un bravo musicista ma anche un coach con capacità di fare scelte giuste per i suoi ragazzi.

Gué Pequeno è uno dei “vecchi” della “nuova” musica italiana, un ex outsider diventato hitmaker, e in questo crinale ha continuato a muoversi, cercando di non perdere “street credibility” ma al tempo stesso di aprire la porta d’ingresso delle case del pubblico televisivo. E poi c’è lei, Elettra Lamborghini, che partiva, come lei stesso ha detto, con tutti i pronostici contro, e che invece strada facendo ha giocato bene la sua partita e si è conquistata una parte di pubblico che non l’aveva messa nel radar. L’interazione tra i quattro alla fine ha funzionato, le differenze sono state esaltate così come i sorprendenti punti di contatto tra mondi lontani. E Simona Ventura ha giocato il ruolo di padrona di casa nella maniera più classica, nel suo stile, muovendosi come un pesce nell’acqua.

The Voice, la finale. Il trionfo di Carmen Pierri, la pupilla di Gigi D'Alessio

Programma sostanzialmente debolissimo nella parte musicale, dunque, difetto non piccolo per un format che si chiama The Voice e che sulla musica ha il suo cuore. Ma anche la serata (con troppi ospiti anche se di rilievo e troppe esibizioni), inutilmente interminabile, non ha mai avuto dei veri picchi di divertimento o interesse (se non l’energia di Lizzo e la classe indiscutibile di Holly Johnson in “The Power of love”, il momento musicale più bello dell’intera trasmissione) poteva essere ampiamente sforbiciata, soprattutto nella lunghissima parte introduttiva.