La cancellazione di messaggi su WhatsApp che danno un’altra versione dell’accaduto, la presenza di liquido seminale nel sottoscala della casa della vittima che apparterebbe a uno degli indagati che avrebbe avuto un rapporto sessuale consenziente con lei dopo i fatti denunciati e un referto medico che non certifica gli abusi. Inoltre una barista dopo l’aggressione ha visto lei e uno degli indagati nel locale del centro storico dove lavora chiedere informazioni sulla strada per riaccompagnarla a casa ed esisterebbe una precedente denuncia del febbraio 2019 contro un giovane di cui non si trova traccia.

Questi sono altri elementi delle difese esposte davanti al tribunale del riesame di Catania dai legali dei tre giovani arrestati per violenza sessuale su una 19enne statunitense e sulla base delle quali hanno chiesto l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip. Le delinea, a conclusione dell’udienza, l’avvocato Luigi Zinno che con il collega Giuseppe Rapisarda assiste uno dei tre giovani indagati e che parla di “evidenti contraddizioni, se non bugie della giovane”.

In udienza per l’accusa erano presenti il procuratore aggiunto Marisa Scavo e il sostituto Andrea Ursino che hanno chiesto la conferma dell’ordinanza in carcere per i tre indagati. In aula è stato proiettato il video dell’accaduto registrato con un telefonino da uno degli arrestati che per la Procura è una delle principali prove contro i tre. Agli atti del procedimento anche la memoria di 11 pagine dell’avvocato Mirella Viscuso, che rappresenta la 19enne statunitense, in cui, si sostiene, è “dimostrata la violenza subita dalla giovane da parte dei tre indagati, in maniera chiara e inequivocabile”. La decisione del Tribunale del riesame di Catania è attesa entro domani, giorno ultimo per evitare di fare scattare la scadenza dei termini di custodia cautelare per i tre ventenni.