Un tempo c’era il matrimonio a codificare l’unione in coppia. Adesso sempre più persone scelgono di convivere. La convivenza dovrebbe essere per sua natura libera da vincoli giuridici, ma sempre più spesso, si litiga e nei momenti di diccoltà poi non ci si sente tutelati. 
Da qualche anno quindi sono diventati legge i patti di convivenza.

La nuova figura giuridica è contenuta nel cinquantesimo comma della legge n. 76 del 2016. I patti di convivenza, anche anche se non convincono i millennials, sono sempre più apprezzati dagli adulti che magari sono già scottati da un precedente matrimonio con conseguente divorzio.

Chi li richiede all’avvocato è spesso una coppia facoltosa, perché la pratica ha un costo, partiamo dagli 800 euro in su e proprio perché non ci sono leggi codificate dentro ci si può mettere di tutto, ovviamente senza mai offendere o ledere la libertà dell’altro.

Del resto all’inizio è tutto bello, si è più tolleranti, l’amore rende tutto leggero, ma possono arrivare anche momenti di crisi. Un esempio. Se la coppia decide di andare a vivere a casa di lei, ma vivendo insieme lui si accolla il mutuo, ha diritti sulla casa di lei in caso la relazione finisca? Altro esempio. Insieme si adotta un cane, ma se ci si lascia chi lo tiene?

Sembrano domande semplici, ma quando l’amore non c’è più diventano tutte complicate. Si può così pattuire chi ogni mese paga le utenze e chi il mutuo, chi paga la domestica e chi la spesa.  

Il contratto servirebbe anche per stabilire chi si prenderà  cura del convivente in caso di inabilità o di decidere in emergenza e anche in tema di donazione di organi. Sicuramente per evitare i litigi, è un ottimo deterrente.

Continuiamo però a restare perplessi su dove sia finito l’amore.