Ciò che si pubblica sui propri profili social potrebbe influenzare negativamente la possibilità di ottenere il lavoro che si desidera. Ecco perché

In un mondo in cui i social sono ormai diventati una parte integrante della vita quotidiana, se si vuole conquistare un posto di lavoro non si può abbassare la guardia! Non basta più, infatti, fare una buona impressione durante il colloquio di lavoro, perché dopo aver salutato e ringraziato il recruiter è molto probabile che lui o lei andrà a controllare i vostri profili social per vedere quanto c’è di vero in quello che avete raccontato, oppure per vedere come vi comportate sulla “pubblica piazza” dei social.

Spesso, infatti, ci si dimentica che quello che pubblichiamo sui social network può essere visto da moltissime persone oltre che dai nostri amici, e che può essere rintracciato anche ad anni di distanza dal momento della pubblicazione. Questo può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Foto imbarazzanti, post poco carini verso un datore di lavoro e un professore universitario, oppure commenti dai toni molto forti, possono portare un selezionatore a scartarvi dalla lista dei candidati adatti per un posto di lavoro.

Nel 2015 Adecco e l’Università Cattolica di Milano hanno svolto una ricerca che ha coinvolto più di 2.700 candidati e 143 recruiter, cioè coloro che si occupano di selezionare i profili dei candidati migliori per ricoprire un determinato ruolo in un’azienda. Dai risultati è emerso un dato piuttosto importante: il 35% dei recruiter ha infatti dichiarato di aver scartato dei candidati per le informazioni e i contenuti pubblicati sui loro profili social. Si può pensare che negli ultimi anni la tendenza sia aumentata, visto che le piattaforme social hanno un successo sempre più ampio.

In particolare, secondo quanto spiegato da Silvia Zanella (responsabile a livello globale di digital marketing per Adecco Group) a Quotidiano.net, sono due gli aspetti che possono influenzare negativamente l’opinione di un recruiter su di voi: i contenuti sconvenienti (come foto di dubbio gusto, post o commenti violenti o razzisti, lamentele sul capo o, se siete studenti universitari, sui vostri professori) e il disallineamento, cioè la differenza tra quello che avete raccontato nel corso del colloquio riguardo le vostre passioni e interessi e quello che pubblicate sui social. Ad esempio: se il lavoro per cui vi siete candidati riguarda il mondo della moda e durante il colloquio avete detto di avere una passione per l’argomento ma sui social non c’è nulla che lo dimostri in qualche modo, il selezionatore si accorgerà di questa discrepanza.

In poche parole, fate sempre attenzione a quello che pubblicate sui vostri profilie tenete sempre in mente che un datore di lavoro potrebbe vederlo!