Si è spento, nella sua abitazione di Santo Stefano di Briga, frazione di Messina, Peppino Mazzullo, storica voce di Topo Gigio per oltre quarant’anni. L’artista aveva compiuto 100 anni lo scorso 6 giugno, festeggiando il traguardo insieme ai suoi concittadini e spegnendo le candeline in piazza.
Per generazioni di bambini e bambine, la voce di Mazzullo è stata indissolubilmente legata a quella del celebre Topo Gigio, personaggio entrato nell’immaginario collettivo della televisione italiana. Tra le espressioni più conosciute c’è anche la celebre “Ma cosa mi dici mai?”, una delle frasi diventate simbolo del personaggio e ideata proprio da Mazzullo.
Il sodalizio artistico tra Mazzullo e Topo Gigio iniziò ufficialmente nel 1961. Ma il maestro raccontava di aver avuto un singolare primo incontro con il roditore molti anni prima, quando era ancora bambino.
“Una mattina, avevo circa due anni, ho visto il topolino ai piedi del letto – aveva raccontato Mazzullo -. Mi sono spaventato, ho provato a chiamare mia mamma ma mi mancava la voce. Dopo un po’, forse perché ha provato pena, il topo è scomparso. Ho raccontato tutto a mia madre, che mi ha consolato: è un ‘folletto’, ti porterà fortuna”.
Il vero incontro con Topo Gigio avvenne invece negli ambienti Rai, quando Mazzullo diede la voce al pupazzo creato da Maria Perego e Federico Caldura.
“Quando lo vidi mi venne un brivido. Lo conoscevo già, ma non potevo dirlo a nessuno – aveva ricordato -. Era un pupazzo fatto male, la colla non reggeva ed era anche brutto di faccia, ma a me piaceva. Lo presi in mano e iniziai a farlo parlare”.
In quel momento, secondo il racconto dello stesso Mazzullo, era presente anche Gino Bramieri, che lo invitò a non dimenticare quella voce, convinto che avrebbe avuto successo. Una previsione che si sarebbe rivelata profetica.
Mazzullo non si limitò a prestare la voce al personaggio: per anni ne scrisse anche i testi, contribuendo a costruirne il linguaggio e la personalità, in Italia e nelle numerose versioni internazionali.
“Ero un improvvisatore e tutto quello che Topo Gigio diceva veniva da me, sul momento. Nessuno mi ha mai detto cosa dovessi fare”, aveva spiegato il maestro.
Con la sua scomparsa, Messina perde una delle figure che hanno portato il nome del territorio ben oltre i confini della Sicilia. E l’Italia dice addio a una voce che, per più di quattro decenni, ha accompagnato l’infanzia di intere generazioni.
A cura di Antonio Capizzi








