Hanno risposto alle domande del Gip di Catania, negando ogni addebito e rigettando le accuse, l’imprenditore Francesco Augusto Russo Morosoli e il suo dipendente Agatino Simone Lo Grasso, due dei quattro indagati posti agli arresti domiciliari dalla guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta sull’appalto per le escursioni sull’Etna della Procura etnea.

Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere il dirigente dell’area tecnica del Comune di Linguaglossa, Francesco Barone, di 65 anni, indagato come gli altri per turbata libertà degli incanti e corruzione. Un socio in affari d Morosoli, Salvatore Di Franco, difeso dall’avvocato Walter Rapisarda, sarà interrogato domani insieme a Orazio Distefano del Parco dell’Etna.

Sul presunto monopolio che Russo Morosoli avrebbe avuto sull’Etna, l’imprenditore, assistito dall’avvocato Carmelo Peluso, ha sottolineato di “avere rinunciato nel 2017 a partecipare alla gara proprio per non volere responsabilità” e per lo stesso motivo non si è presentato nel 2018. “Basta essere accusato di essere un monopolista – ha detto Russo Morosoli – non ho più la gestione di Etna Nord, perché mi basta il versante Sud del vulcano”. L’imprenditore ha anche respinto l’accusa di estorsione nei confronti di giornalisti di Ultima Tv di cui era fondatore ed editore costretti, secondo l’accusa, ad accettare un contratto a tempo determinato o essere licenziati.

“L’emittente – ha sostenuto Russo Morosoli – è nata due anni fa e non sapevamo se fosse stata in grado di sopravvivere o se andava chiusa. Ho chiesto alla redazione di avere pazienza, in attesa di valutare il futuro della Tv. Due-tre giornalisti si sono messi contro, dicendo di volere un contratto a tempo indeterminato. Mi sono arrabbiato moltissimo perché ho detto: ‘o tutti o nessuno’. In quel momento mi è venuta voglia di chiuderla Ultima Tv’. Lo Grasso ha anche lui rigettato ogni accusa, sottolineando di “essere un dipendente” e quindi un “esecutore di ordini”.