Gino Paoli si è spento nella notte a Genova, la città che lo aveva adottato e di cui era diventato l’emblema artistico. La notizia della scomparsa, avvenuta all’età di 91 anni, segna la fine di un’epoca per la musica leggera italiana. La famiglia, nel comunicare il decesso, ha chiesto riservatezza per il dolore legato alla perdita di un uomo che ha saputo raccontare come pochi il disincanto e la fragilità umana.
UNA CARRIERA DI SUCCESSI
Appartenente alla “Scuola genovese” insieme ad amici e colleghi come Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Fabrizio De André. Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, Paoli firmò brani che rivoluzionarono il linguaggio della musica leggera italiana: La gatta (1960), che divenne un manifesto del suo stile narrativo, nonostante un’enorme fatica nelle vendite, Senza fine (ispirata a Ornella Vanoni) e Il cielo in una stanza. Quest’ultima, pubblicata nel 1960, raggiunse la consacrazione definitiva grazie all’interpretazione di Mina, rimanendo in cima alle classifiche per oltre sei mesi.
Paoli inaugurò una straordinaria stagione di rinascita artistica a metà degli anni Ottanta. Nel 1984, il brano Una lunga storia d’amore — composto originariamente per la colonna sonora del film Una donna allo specchio diretto da Paolo Quaregna, che vide come protagonista Stefania Sandrelli.— lo riportò ai vertici delle classifiche. Questa “seconda giovinezza” culminò nel 1991 con l’album Matto come un gatto, trascinato dal singolo Quattro amici. Il brano, vincitore del Festivalbar, si impose come un inno generazionale grazie alla sua riflessione agrodolce sul disincanto della maturità.
Parallelamente all’attività musicale, Paoli intraprese un significativo percorso civile: nel 1987 fu eletto deputato alla Camera nelle liste del Partito Comunista Italiano (come indipendente), dove si spese per la tutela del diritto d’autore e la promozione della cultura fino al 1992. Nello stesso periodo, ricoprì anche il ruolo di assessore alla cultura in diversi comuni liguri.
QUEL PROIETTILE NEL PETTO
La biografia di Paoli è un intreccio indissolubile di arte e dramma esistenziale, segnata da eventi che hanno profondamente influenzato la sua scrittura “sporca” e malinconica. Il tentato suicidio dell’11 luglio 1963 rappresenta lo spartiacque della sua vita: il proiettile di una pistola Derringer, sparatosi al cuore, si fermò nel pericardio. I medici decisero di non operare per l’eccessivo rischio, rendendo quel frammento di piombo un compagno silenzioso per i decenni a venire.
Antonio Capizzi


