A 17 anni dall’ultima trasferta siciliana, la Federazione italiana cuochi sceglie di nuovo la nostra regione per il suo congresso nazionale. Un esercito di almeno 2.000 artigiani della cucina (indotto escluso) invaderà Catania dal 31 marzo al 2 aprile eleggendo come quartiere generale Le Ciminiere. A dare l’annuncio ufficiale, ieri mattina, lo stesso presidente nazionale Fic, Rocco Pozzulo, assieme al referente regionale (Domenico Privitera) e provinciale (Seby Sorbello) in quel di Taormina – ospiti della manifestazione Taormina Gourmet – paradossalmente madre matrigna per i cuochi della Fic che “sfrattati” con le loro iniziative dalla Perla dello Ionio, hanno rivolto le loro attenzioni altrove.

Per Catania un “regalo” inaspettato e, soprattutto, una vera scommessa considerata la drammatica situazione della città in stato di pre-dissesto economico. Una difficoltà che l’assessora comunale ai Grandi eventi, Barbara Mirabella, presente ieri alla conferenza stampa, non ha nascosto, sottolineando al contempo come «non potevamo non accogliere questo dono. Qualcuno ha ritenuto di investire positivamente sulla città e noi faremo di tutto per rafforzare il “brand” Catania, garantendo la migliore accoglienza possibile ai delegati e mettendo loro a disposizione i 25mila metri quadrati espositivi delle Ciminiere».

Il tema della 30ª edizione del congresso sarà “Gusto in scena”, non tanto per veicolare, profumi, tradizioni, caratteristiche della cucina siciliana che vive – di suo -un grande momento di grazia, quanto per coinvolgere l’economia del territorio attorno al tema dell’enogastronomia una delle (poche) voci che sull’onda del mainstream food fanno registrare sempre grandi numeri.
E, quindi, Catania sarà chiamata a dare il meglio di sé tanto più che due luoghi simbolo della città verranno “occupati” dalle berrette bianche.

«Organizzeremo una grande serata al Teatro Massimo Bellini – ha anticipato lo chef Seby Sorbello – abbinando i piatti alla musica dei grandi compositori. In più in quei giorni porteremo a Catania il 31 marzo l’edizione 2019 di “Cibo Nostrum” (la grande festa della cucina italiana grazie alla quale ogni anno si raccolgono fondi per la ricerca, ndr) fra i viali della Villa Bellini in un percorso con 150 presidi culinari e 50 postazioni per la degustazione dei vini etnei. Inoltre faremo in modo di far visitare ai partecipanti i luoghi più belli della Sicilia, fra Agrigento, Siracusa, Taormina: vogliamo che il congresso rappresenti un’occasione non solo di confronto tra noi, ma un’opportunità di arricchimento culturale».

Sulla possibilità di crescita fra colleghi ha puntato l’accento il presidente dell’Unione regionale cuochi siciliani, Domenico Privitera che ha ringraziato i nove presidenti delle associazioni provinciali per il loro contributo nell’organizzazione: «Mi piacerebbe – ha auspicato – che il congresso fosse un’occasione di fraternità e di aggregazione tra noi cuochi, spesso divisi da interessi e personalismi».

Di una cosa sono tutti certi. «Non sarà un momento solo per mangiare – ha assicurato il presidente nazionale Pozzulo – vogliamo avviare una riflessione con il grande pubblico su temi importanti come il turismo, l’economia, lo sviluppo del territorio, l’educazione alimentare nelle scuole, il rapporto fra agricoltura, cucina e salute. Tutti temi in cui la cucina e i cuochi rivestono oggi un ruolo fondamentale».