Lutto per il mondo sportivo di Bronte, che stamattina nella chiesa di San Giovanni ha dato l’ultimo saluto a Nunzio Calì, fondatore del calcio brontese e suo storico mecenate. Per tutti, il campo di calcio di via Dalmazia da oggi si chiama «Stadio comunale Nunzio Calì», anche per il sindaco Graziano Calanna, che ne proporrà la formale intitolazione.

Gli ex sindaci parlano di Nunzio Calì con ammirazione. Secondo Nino Paparo era «un uomo onesto e leale, sponsor e anima del calcio brontese» e Ciccio Spitaleri aggiunge: «L’opera e il personaggio sono vasti. Persona generosa e d’illimitata umanità, merita di essere ricordato dalle nuove generazioni». Gino Anastasi spiega: «Ha dedicato gran parte della sua esistenza allo sport, per la sua amata Bronte. Dall’atletica, alla pallacanestro, al calcio che l’ha consacrato come allenatore, direttore sportivo, presidente del Bronte calcio, per un trentennio. È stato per tanti di noi educatore di sani principi e di correttezza sociale, praticata nei campi di gioco e fuori da essi». Mario Zappia dichiara: «Il suo obiettivo principale era organizzare i ragazzi, dal punto di vista sia sociale (togliendoli dalla strada) sia sportivo, e individuare i migliori talenti da lanciare a livelli superiori».

L’ex sindaco e già senatore Pino Firrarello di Nunzio Calì ricorda: «Mecenate per eccellenza, con la sua presidenza il Bronte calcio ha raggiunto alti traguardi e sfornato campioni che avrebbero meritato palcoscenici migliori».
Oltre agli ex primi cittadini, anche gli ex consiglieri provinciali brontesi non potevano non conoscerlo. Per Antonello Caruso «ci lascia l’uomo che ha fatto la storia del calcio brontese, un grande uomo dentro e fuori dal campo», che Aldo Catania ricorda come «punto di riferimento insostituibile».

Questo, invece, il pensiero degli ex deputati regionali brontesi. Per Nunzio Calanna «lo sport a Bronte, in particolare il calcio, c’è in virtù del suo impegno disinteressato e appassionato, che ha investito risorse economiche non indifferenti, con molta generosità, senza chiedere sussidi ad alcuno»; Franco Catania, invece, spiega: «Nunzio Calì ha amato il calcio come pochi, fatto con impegno, correttezza e passione civile. Se Berlusconi avesse saputo quanto amasse il Milan gli avrebbe ceduto il posto di Presidente».

Facilmente intuibile come sia nata la scelta dei colori del «piccolo Milan etneo», indossati ancora oggi dalla squadra e che oggi avvolgevano il feretro.
L’ex deputato europeo e sottosegretario di Stato Giuseppe Castiglione aggiunge: «Bronte perde un simbolo della passione per lo sport. Quella di Nunzio Calì è stata un’azione sociale intensa, che ha permesso a tanti ragazzi di sognare un futuro calcistico, ma proiettandoli verso una visione costruttiva della comunità brontese». CLICCA QUI PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO