Come ogni 3 febbraio la comunità brontese si ferma per festeggiare San Biagio, Patrono della Città. Un momento di grande fede, devozione ma anche socialità, ci si identifica nel protettore della città, omaggiandolo con la processione, preghiere ed enorme rispetto. Ma come è diventato San Biagio il protettore della città di Bronte?

Perché San Biagio è diventato protettore di Bronte?

San Biagio, patrono della città di Bronte, nacque intorno al 245 d.C. a Sebaste, l’attuale Sivas, in Turchia. Secondo la tradizione, fu un medico stimato e un uomo di profonda rettitudine morale, noto per la sua generosità e per l’attenzione rivolta ai più fragili: poveri, malati e moribondi.

Accettò la nomina a Vescovo di Sebaste in un periodo segnato da violente persecuzioni contro i cristiani, consapevole dei gravi pericoli a cui andava incontro. Proprio per sfuggire alle repressioni, San Biagio trascorse gran parte del suo episcopato nascosto in una grotta nei dintorni della città, dove – racconta la tradizione – viveva in armonia con animali selvatici che riusciva a guarire con la sola parola. La sua fuga ebbe però fine quando i soldati romani scoprirono il rifugio e lo arrestarono.

Durante la prigionia fu sottoposto a durissime torture nel tentativo di costringerlo a rinnegare la fede cristiana e aderire al culto romano. Rimasto saldo nelle proprie convinzioni, venne condannato a morte: secondo il racconto agiografico, dopo aver tentato invano di annegarlo, i soldati decisero infine di decapitarlo. Era il 3 febbraio del 316 d.C.

La devozione della città di Bronte verso San Biagio risalirebbe probabilmente al XVI secolo, quando, in seguito a una grave epidemia che colpì il territorio dell’“oro verde”, il santo medico venne scelto come protettore della comunità, delle attività agricole e degli animali.

Ancora oggi San Biagio rappresenta una figura simbolica del cristianesimo: un uomo che affrontò il martirio pur di non rinnegare la propria fede, lasciando un messaggio di forza, coraggio e perseveranza che continua a essere fonte di ispirazione per i fedeli e per l’intera comunità.

A cura di Antonio Capizzi