Si chiama il “Diamante del ricordo” ed è esattamente un diamante, una autentica pietra preziosa da tenere con sé, montata su un anello o da portare al collo: è un’alternativa alla sepoltura che esiste dal 2009.

I primi e fino a ora gli unici a trasformare in diamante le ceneri del caro estinto sono i Raciti di Valverde, vicino Catania, all’interno della loro agenzia di onoranze funebri.

A proporre questa tecnica è però un gruppo internazionale con cui le agenzie collaborano: si chiama Algordanza e ha la sua sede principale in Svizzera-

È nei laboratori in Svizzera infatti che inizia il processo della lavorazione dei diamanti con un’analisi chimica, con l’estrazione del carbonio e con la preparazione della grafite.

Il diamante è consegnato con il certificato di autenticità, naturalmente, ed è considerato così un modo di ricordare una persona cara.

La “diamantizzazione dei defunti” significa trasformare in pietra preziosa i resti mortali delle persone che ci hanno lasciato per sempre.

Il procedimento: il carbonio contenuto nelle ceneri del defunto diventa un diamante che, in base alla quantità di boro presente, può assumere varie tinte di blu.

In pochissime parole: si tratta di proseguire il processo di cremazione in un laboratorio che velocizza i processi (per cui in natura servono milioni di anni) della formazione della pietra preziosa.

Nel mondo sono quasi mille persone all’anno a essere trasformate in diamante una volta morte: in Italia invece ci aspettiamo grandi polemiche e perfino disegni di legge che vietino la pratica.

Secondo le leggi oggi vigenti le ceneri possono essere disperse ma non usate, quindi la trasformazione in Italia non può avvenire.

Gli interessati insomma, fanno parte di quella sempre più grande fetta di persone che non hanno scelta: un viaggetto oltre i confini della sempre più bigotta nazione italiana per esaudire un desiderio.